mercoledì 7 giugno 2017

La vita delle banche nel Mediterraneo. E se imparassimo dagli spagnoli? E' possibile, per noi?






di Sergio Di Cori Modigliani

Se dovessi scegliere una immagine secca, unica, tale da rappresentare nella propria visione globale la quintessenza della nostra amata Italia, talmente significativa da essere in grado di raccontarci, in un'unica fotografia di sintesi, l'imbattibile culto dell'armonia e della bellezza dell'idea di Bel Paese, la propria indiscussa forza imprenditoriale e anche la propria imbecillità imprenditoriale, la simbolica generativa della corruzione dilagante dei partiti politici, la perversione dell'attività politica in atto, l'ottusa miopia della classe dirigente e la stupida cecità della cittadinanza complice votante, ebbene....sceglierei l'immagine in bacheca: 
Siena, Rocca Salimbeni; quartier generale della Banca Monte dei Paschi. 
La stessa immagine, nella sua versione notturna, è utile per cercare di cogliere, così al volo, anche l'immarcescibile dettaglio della sua visione oscura e clandestina, quando si radunano coloro che la guidano, la comandano, la sovrastano.




In questa seconda versione la nostra banca mi ricorda una di quelle vecchie coppie aristocratiche inglesi, di solito protagoniste dei film con Hercules Poirot o quelli della serie dell'ispettore Barnaby. Una coppia in là con gli anni, malandata sotto ogni punto di vista, ma con il blasone intatto, residenti nel gigantesco castello di famiglia costruito 500 anni prima. Mangiano un semolino e una fetta biscottata. Niente di più, non possono permettersi neppure un pasto sostanzioso. Bevono acqua piovana, e usano i lumi delle candele, non hanno neppure il gas perchè i fornitori hanno staccato loro tutte le utenze dato che non pagavano da circa 32 anni. Non ricevono visite perché non possono permettersi neppure di offrire un tramezzino ammuffito. Non escono mai, se non il venerdì alle ore 15, quando lui, il duca, esce con la sua Bentley scassata, modello 1972, e va in città alla sua riunione di loggia. Lei rimane in casa a cucire i calzerotti di lana per la notte quando fa freddo, dato che non  hanno il riscaldamento.
Il castello ha quattro ipoteche incrociate, 152 avvisi di sfratto esecutivo (il primo è stato emesso nel 1938) ma per motivi ignoti non è stato mai attuato. Una volta al mese, con incredibile puntualità arriva al castello un giovane simpatico, disinvolto, il quale, con aria sicura e decisa propone loro la vendita di quel loro fatiscente maniero inutile: si pagano tutti i debiti e rimane anche qualcosetta sufficiente per andare ad abitare in un posto decente nonchè decoroso. Niente da fare. Mai. Mi onoro di essere il 23esimo duca di Rocca Salimbeni e quanto è vero Iddio, non permetterò mai a nessuno di mettere le mani sulla mia proprietà. Così commenta il proprietario. Il giovane agente immobiliare cerca di spiegargli che il castello, di cui almeno 42 stanze non vengono aperte da circa 120 anni, non serve a nulla, è un continuo salasso, nonchè motivo perenne di preoccupazioni, ansie, avvisi da parte dei magistrati, proteste della popolazione locale che reclama a gran voce immediata opera di disinfestazione dei locali, ormai provato altamente tossici.
Non c'è niente da fare.
Il duca non molla.
E noi ci divertiamo a guardare le avventure di questo demente che ci sta pure simpatico, perchè lo vediamo attraverso il filtro sornione dello sguardo dell'ispettore Barnaby che vuole sapere come mai ci siano ancora 23 giardinieri in attività che curano i 256 ettari di parco e nessuno li paga. 
Con l'aggravante del fatto che uno di questi, mentre puliva delle gigantesche bouganville, è caduto per terra morto stecchito e l'anatomo-patologo forense ha dichiarato (senza ombra di dubbio) che è stato prima punto da un dardo avvelenato e poi spinto.   
"Come mai?" chiede il puntiglioso Barnaby.
Il duca si rifiuta di rispondere, offeso per l'ardire del povero ispettore che non mostra rispetto alcuno per chi sceglie di suicidarsi. "Era un uomo triste, ha scelto di farla finita così".
Noi guardiamo questo film e pensiamo che potrebbero anche essere ambientati in Spagna dove i Borboni sono appaiati ai Tudor-Windsor, sia come lignaggio che come comportamento.

Ma la Spagna è diversa. 
Un paese e una etnia anomala in Europa. 
Non è un caso che, nonostante siano latini, nonostante siano cattolici, nonostante siano mediterranei, non sono mai stati identificati come i nostri "cugini". 
Soltanto i francesi lo sono, sbruffoni, cialtroni, perversi, corrotti come noi, quindi stessa famiglia. Produciamo le stesse cose: vino, formaggi, insaccati, moda, eleganza, musei.
Siamo parenti, non vi è dubbio.

Gli spagnoli hanno invece una loro caratteristica che li rende davvero originali: sono l'etnia latina più pragmatica ed empirica che esista. Gente che va al sodo, non ama perdere tempo, detesta procrastinare, ha esperienza storica alle spalle sufficiente per odiare e disprezzare ogni forma di palliativo e di ipocrisia formale. Se non c'è il governo non c'è il governo e votano per quattro volte di seguito in 18 mesi finchè non si mettono d'accordo. E quando si mettono d'accordo, a differenza di noi italiani, il patto siglato regala sempre dei frutti: funziona alla grande. Rispettano chi vince.

Tutto ciò per commentare ciò che sta accadendo in Europa, in questi giorni in quel di Spagna per la precisione, e che sta avendo e avrà una importanza decisiva e fondamentale sia per il continente che per la nostra amata patria (dolori in vista).

Ecco prima la notizia dura e cruda: venerdì 2 giugno, alle ore 18 (a borse chiuse) il consiglio di amministrazione della più importante cassa di risparmio iberica, "El Banco Popular" con sede a Madrid, ha annunciato di essere arrivato al capolinea. Circa 15 miliardi di debiti, una decina di miliardi di npl ( l'acronimo sta per NonPerformingLoans che significa, in italiano, crediti deteriorati inesigibili) e quindi obbligati a scegliere tra due strade: a). il bail in, ovvero la bancarotta, equivalente a 15.000 persone licenziate, crollo della borsa di Madrid di circa 8-10% con forte impatto negativo su Milano e Parigi, e perdita totale dei propri risparmi e depositi da parte dei diversi milioni di correntisti. b). aiuto di stato e/o la BCE.
Spagnoli nel pallone.
Esattamente come il Monte dei Paschi di Siena. 
Termine perentorio per decidere: ore 12 di mercoledì 7 giugno.
Durante il week end non ne hanno parlato molto, perchè la domenica gli spagnoli sono andati nel pallone per tutt'altri motivi: il Real Madrid aveva battuto la Juventus a Cardiff e quindi quella era la grande notizia del giorno. 
Ma il lunedì, gabbato lo santo, tutti a litigare. Podemos, Ciudadanos e almeno altre 200 liste civiche di cittadini di svariata natura hanno minacciato di scendere in piazza il venerdì 9 giugno con la bava alla bocca, armati di mazze e rabbia collettiva colma di indignazione.
Messaggio arrivato e rubricato.
Il lunedì mattina Draghi, perentorio dichiara: niente aiuti di Stato, gli spagnoli trovino la soluzione.
Ben detto.
L'hanno trovata.
Hanno impiegato 24 ore.
La soluzione è' elegante, efficace, efficiente.
Il Banco Santander (vi dice niente questo nome?) solido e abile istituto spagnolo, ha fatto un'offerta il martedì 6 giugno alle ore 13 che alle ore 23 è stata formalmente accettata: ha acquistato la banca per la cifra di 1 euro. Due secondi dopo, il banco Santander ha annunciato di aver deciso di iniettare 7 miliardi di euro fresco nel proprio capitale per dare un segnale.
E allo stesso tempo ha garantito tutti i risparmiatori e gli investitori sulla loro totale solvibilità garantendo che pagherà anche tutti i debiti.
La questione, dunque, è risolta.
Tempo complessivo impiegato: 75 ore.

Da cui, il punto di questo post:

Perchè non seguire l'esempio dei nostri cugini che cugini non sono e fare come loro? 
Perchè non convincere Unicredit o Intesa San Paolo o Mediolanum o non so chi a fare questo?
Da noi non è possibile.
Perchè Mps è come il castello aristocratico dei due duchi fuori di testa descritto all'inizio.
Da noi, il tormentone senese va avanti da almeno 15 anni e non verrà mai risolto.
Visto che almeno 100 soggetti che in Italia contano davvero, seguitano ad avere rapporti privilegiati personali (costruendo quindi una relazionalità) con il management commissariato come se codesta banca godesse di ottima salute e fosse "normale".

Da noi, nessuno ne parla più.
Gli italiani pensano che il "problema" Mps sia stato risolto.

Andrà a finire come al solito. Cioè: nulla.
E' probabile che qualche giornalista (appassionato, giovane ed entusiasta) tra cinque anni, o forse dieci, scoprirà occulti finanziamenti a sostegno (campagna elettorale del 2017) dell'on. Pinco, della senatrice Pallina, del movimento di Sempronio e della Lista del Grandioso Rinnovamento di Caio. Tutti negheranno, il giornalista confermerà e se ne parlerà di nuovo. Ci saranno 134 interrogazioni parlamentari e almeno tre maratone televisive di Enrico Mentana dedicate al tema. Dopodichè, tutto finirà di nuovo nel dimenticatoio.

Il nostro duca, il giovedì sera tirerà fuori la Bentley dal garage per lucidarla a dovere, e il venerdì partirà come ha fatto negli ultimi 59 anni della sua vita verso la sua riunione di loggia, dove si intratterrà a lungo, magari discutendo su Giordano Bruno, e poi se ne ritornerà nel suo castello. Che rimane freddo e gelido, buio, senz'acqua, con almeno 100 stanze chiuse a chiave blindate, piene di quadri e suppellettili rosicchiate dai topi di campgna.
All'alba, i giardinieri, spietatamente fedeli al proprio impegno, già alle ore 6 inizieranno a dissodare, a vangare, a concimare e a innaffiare la buona terra del Bel Paese che fu.

E che non sarà mai più. 

Se non per un modesto manipolo di predoni predatori che la cittadinanza esultante seguiterà a votare convinti che loro sono il cambiamento.
Anche perché, a dirlo, in giro per tutta la vallata, saranno proprio i giardinieri, entusiasti propagandisti della grandiosità rivoluzionaria (o conservatrice, a seconda della moda in atto) del nostro simpatico duca, cariatide ammuffita a sostegno dell'eterno sonno di illusioni de el pueblo unido jamàs serà vencido.

Il mistero della loro presenza ( perché lo fanno? Chi c'è dietro di loro? Ma chi sono, esattamente e con certezza questi giardinieri?) darà vita a leggende, sia quelle  metropolitane che quelle campagnole, illazioni, interpretazioni, denunce di complotti. Netflix ci farà una serie televisiva e poi un film che vincerà a Venezia.
Ogni tanto, arriverà al castello un ufficiale giudiziario con un nuovo ordine esecutivo di sfratto che il duca accetterà con educata gentilezza e poi lo riporrà dentro il cassetto dell'anti-cucina, insieme agli altri.





lunedì 5 giugno 2017

La questione ebraica e la sinistra italiana.






di Sergio Di Cori Modigliani


L'insopportabile gigantesca elusione che la sinistra italiana ha trasformato nella più grande censura mai registrata nella Storia d'Italia: la persistente vocazione all'anti-semitismo militante da parte della sinistra storica italiana e il loro indefesso, miope e acritico appoggio al terrorismo palestinese di matrice islamica.

Oggi si ricordano i 50 anni dell'inizio della guerra dei 6 giorni, quando la Syria, l'Egitto e la Giordania, attaccarono congiuntamente Israele, sentendosi forti dell'appoggio militare dell'Urss che aveva promosso la cosiddetta "dottrina Breznev" (lanciata nel marzo del 1965 dopo aver annunciato la cessazione dell'appoggio a Israele, fortemente voluto sia da Stalin che da Kruscev, e stabilendo la rottura di ogni rapporto con Israele garantendo l'alleanza "dei lavoratori di tutto il mondo alla nobile causa dei Fratelli Musulmani contro il capitalismo globale planetario"). Da allora, fedele agli ordini di Mosca, la sinistra italiana ha sposato la causa dell'anti-semitismo militante. E' datato proprio 1967 il nuovo "conio" che diventerà il leit-motiv della sinistra democratica italiana che si è rifiutata, da 50 lunghissimi anni, di affrontare il problema: da allora, infatti, gli antisemiti si dividono in due grandi categorie: "gli antisemiti e gli anti-sionisti".
 

Gli anti-semiti erano storicamente e fattualmente "di destra", perché gli ebrei -per definizione teologica e strutturale- non potevano andare in Paradiso e la Chiesa non consentiva neppure il matrimonio tra una persona cattolica e una persona di religione israelita. L'ebreo, era accettato soltanto se era morto oppure era convertito. Il Vaticano non aveva rapporti diplomatici con Israele e appoggiava la causa dei "Fratelli Musulmani" finanziando copiosamente il terrorismo islamico anti-israeliano con il dichiarato intento di distruggere Israele grazie a un accordo con i Fratelli Musulmani che garantiva al Vaticano come "regalo" la città di Betlemme, luogo simbolico per eccellenza per tutti cristiani. Ma il 21 dicembre del 1995, quando l'Autorità Palestinese prende formalmente e ufficialmente controllo della città, i musulmani negano il rispetto dell'accordo e i Fratelli Musulmani aderiscono alla Jihad mettendo ebrei e cristiani sullo stesso piano, entrambi definiti "infedeli reietti" rivoltandosi in due secondi contro la Chiesa, identificandola come proprio nemico. Betlemme diventa una città palestinese musulmana. 
Da quel giorno esatto cessa "ufficialmente e per sempre" l'anti-semitismo della Chiesa -qui intesa come Stato del Vaticano- e a ruota cessa anche l'anti-semitismo della destra moderata europea, a ogni latitudine. La destra europea avvia un complesso processo di revisione ideologica, storica e culturale delle proprie certezze e valori e dichiara e definisce l'anti-semitismo "una manifestazione patologica di insensato odio nei confronti di una etnia che il Santo Padre -leggi Woytila- ha definito composta da Fratelli Maggiori ai quali va la naturale solidarietà di ogni cristiano di buona volontà, considerandosi membri della stessa famiglia di credenti".
 

Non così la sinistra, che per ragioni quasi incomprensibili, ha seguitato a praticare l'anti-semitismo attivo e militante sostenendo e difendendo la ipocrita locuzione "noi non siamo anti-semiti, siamo anti-sionisti il che è diverso". Non è così. Il cosiddetto "anti-sionismo", in Italia, è diventata l'ottima scusa per la sinistra ufficiale per seguitare a praticare l'anti-semitismo e l'appoggio incondizionato a tutti gli alleati militari della vecchia Urss, esattamente com'era nel 1967, senza neppure cambiare una virgola, il che (tradotto in soldoni) vuol dire sostegno a Putin, sostegno alle organizzazioni terroristiche militari musulmane come Hamas, sostegno all'Iran, appoggio politico e culturale ai terroristi di Hezbollah, sostegno al Qatar e ai Fratelli Musulmani, secondo una logica vecchia, ammuffita e perdente. Ogni dibattito relativo a questo punto è stato censurato.
A sinistra, sempre.
Purtroppo è così.
Ancora oggi.
Il primo soggetto politico all'interno del quadro ufficiale della sinistra riformista e democratica a rompere questo stato di omertà e a denunciare l'inaccettabilità dell'anti-semitismo è stato Matteo Renzi. Prima di lui, nessuno lo aveva mai fatto. E' uno dei motivi fondamentali dell'odio quotidianamente pompato contro di lui in maniera costante e ossessiva. Per i Fratelli Musulmani, per gli Hezbollah, per Al Qaeda, per Hamas, per Boko Haram, il nemico numero uno in occidente che va eliminato a tutti costi è Matteo Renzi, lo dicono apertamente. E' uno degli aspetti sottaciuti del quadro geo-politico planetario oggi, di cui non si parla. Non si può neppure accennare al quadro. La sinistra democratica italiana, per dei motivi che francamente ignoro, ha scelto e deciso di insistere a non affrontare la questione, pensando che se non se ne parla il problema evapora.
La Storia insegna che non è così.
Ne sa qualcosa la Chiesa di Roma dove accorti pensatori sofisticati oggi ammettono con solide argomentazioni di sentirsi in parte responsabili della tragica (anche questa censurata) persecuzione che i cristiani soffrono oggi nel mondo, non essendosi schierati a suo tempo a fianco degli ebrei contro ogni logica di terrorismo e di morte.
50 anni sono molti.
Troppi.
La destra italiana ed europea l'ha capito a suo tempo.
E si è evoluta.
Anche la Chiesa di Roma.
La sinistra, purtroppo, no.
Ancora peggio: non sa neppure che il problema esiste.

domenica 4 giugno 2017

L'insostenibile peso della moribonda e stupida sinistra italiana, lo si certifica oggi, 4 Giugno 2017.






di Sergio Di Cori Modigliani



Da vecchio uomo della sinistra italiana, quindi anche europea, ho pregato per l'intera mattina e per la prima parte del pomeriggio -oltre che per l'anima di quei poveri disgraziati innocenti morti dovunque e comunque- che un qualunque esponente della sinistra italiana si esprimesse con severità chiedendo a gran voce e con autentica vis polemica alla consulta islamica italiana, e a tutte le organizzazioni musulmane italiane che noi accogliamo, proteggiamo e sosteniamo (perchè è giusto che sia così, perchè questi sono i nostri valori culturali fondativi e su questi inderogabili valori e principi di progresso, accoglienza e rispetto della diversità abbiamo costruito la civiltà europea) una parola, una frase, un comunicato, un segnale di ammonimento, di critica, di denuncia nei confronti dei terroristi islamici che stanno modificando e alterando il nsotro sistema di vita esistenziale. 

Troppo presi dal loro esasperante investimento energetico nell'arrampicarsi sui muri mediatici di una miopia politica vecchia, ammuffita, stantia, con l'unico scopo dichiarato di riuscire a farsi candidare da qualche parte, i leader della sinistra italiana non hanno nè il coraggio, nè la visione, nè la cultura, per compiere l'unico atto politico che avrebbe oggi un Senso: ricompattare il rapporto tra Politica e Popolo e far sentire alla nazione che sono in grado di esprimere la sensibilità necessaria per captare e rappresentare il disagio, la paura, lo sconcerto e la tristezza che oggi colpisce noi tutti.
Nessuno escluso.
Non si lamentino se nessuno li vota.
Non lo meritano.
 

Perchè hanno scelto consapevolmente di non essere.
Tutto qui.
Loro, non sono.
E a me, oggi, pragmaticamente, interessa chi è, chi fa, chi vede.

giovedì 1 giugno 2017

Maria Rita D'Orsogna colpisce ancora spiegandoci come si fa Politica: la maniera intelligente di battere Donald Trump.








"Il fossile, come fonte d'energia, ha fatto ormai il suo tempo: il futuro è oggi qui, si chiama energie rinnovabili, sostenibili, rispettose dell'ambiente, del territorio, della salute di chi ci abita e di chi ci lavora".

                                                                             Angela Merkel, 29 Maggio 2017


di Sergio Di Cori Modigliani

In questi giorni, il principe sovrano della regressione planetaria globale, al secolo Mr. Donald Trump, sta decidendo se protestare l'accordo di Parigi firmato dagli Usa -e dal resto del pianeta- nel 2016, (relativo alle emissioni tossiche provenienti dai fossili e al rispetto delle procedure necessarie per frenare l'irreversibile surriscaldamento del pianeta) oppure rifiutarsi di cedere alle pressioni dei petrolieri e della finanza speculativa brutale che lui rappresenta, accettando così di far parte dei pensanti terrestri. 

Noi, in questa fase, siamo osservatori passivi, in attesa della sua decisione. 

Non possiamo che sperare e pregare per la promozione del sano Buon Senso.

Si tratta di una scelta fondamentale per il destino e il futuro dell'umanità.

Nel caso che il Donald decidesse di uscire dall'accordo, dovremmo prenderne atto e rubricare un inedito e nuovo panorama internazionale geo-politico, che ci pone nella condizione di affrontare il mondo in forma diversa: gli Usa e i petrolieri da una parte, tutto il resto del mondo dall'altra. 

E sarà un teatro planetario completamente, radicalmente, totalmente diverso.

Questa drammatica scelta, infatti comporterà, inevitabilmente, uno sconquasso generale. 

Nei prossimi giorni, una volta formalizzata la scelta dell'esecutivo statunitense, avremo occasione di ritornare spesso sull'argomento, essendo questo il tema dominante del dibattito politico attualmente in corso nel pianeta. Purtroppo invece noi (qui nel senso di "italiani") pensiamo che il destino dell'umanità, in questa fase, dipenda dal fatto che Pisapia si mette d'accordo con Fassina, che Alfano fa la guerra a Renzi o che l'accordo tra PD e M5s  è  "un inciucio" oppure meriti l'accezione -meno popolare e meno apportatrice di consenso- di "compromesso inevitabile". 

Non si parla di ciò che si sta verificando a Washington, come se non ci riguardasse.

Così va il mondo, qui da noi.

Per fortuna esistono altri canali (come il web) in questo caso decisamente antagonisti alla comunicazione televisiva mainstream italiana (così è, sorry)

Perchè lì in Usa, la battaglia è furibonda. 

Il tanto vituperato Obama, insultato, attaccato e diffamato dall'odio anti-americano ideologizzato così altamente diffuso in Italia negli ultimi otto anni, aveva modificato radicalmente (nel senso letterale del termine: "in maniera radicale, ovvero: strutturale") la struttura economica nazionale nel campo della produzione dell'energia, lanciando le cosiddette rinnovabili, non soltanto come scelta etica ambientalista di rispetto ecologico, bensì anche come solido trend del futuro prossimo e quindi il terreno giusto nel quale investire. Quando, a giugno del 2015, aveva pubblicamente sostenuto "l'energia prodotta dai fossili è arrivata al capolinea, è necessario dare inizio alla definitiva chiusura e smantellamento delle miniere di carbone abbandonando anche la via del petrolio per passare gradualmente al solare, eolico e idrogeno: le uniche fonti sostenibili dal pianeta" venne applaudito dagli ambientalisti evergreen statunitensi ma allo stesso tempo ebbe inizio l'opera planetaria della sua demonizzazione a firma del russo Putin, del venezuelano Maduro e della casa reale dell'Arabia Saudita, ovvero i tre più grandi produttori di petrolio al mondo. 

In Italia non c'è stata, in quella fase, la possibilità di poter dibattere sulla questione e comprendere ciò che stava facendo Obama, perchè Putin, i sostenitori degli arabo-sauditi e i revolucionarios pro-Maduro, nel web italiano sono la stragrande maggioranza, grazie anche alla totale insipienza e ignoranza (non dico malafede) della maggior parte dei siti sedicenti ambientalisti che fomentano l'anti-americanismo retorico perchè porta voti, consenso e fa sempre tanti mipiace, anche se si tratta di un suicidio verde. Tanto è vero che sul web, il 9 novembre del 2016, circolava l'esaltata emozione di felicità dichiarata da parte dei sedicenti “antagonisti/oppositori” sparsi tra pentastellati, leghisti, forzisti, estrema destra, estrema sinistra, e verdi di varia natura, che vedevano nel signor Donaldo il grande condottiero per la liberazione del pueblo oppresso.

Ancora oggi, molti di loro non hanno capito come si sono messe le cose. 

Il signor Donaldo, infatti, se ne sta andando a sbattere da solo contro l'ineffabile muro della Storia perchè in diverse zone degli Usa, molti ma davvero molti imprenditori dell'energia (anche di fede repubblicana) hanno deciso di investire nelle rinnovabili sposando la causa dell'ambientalismo ecologico planetario.

Per fortuna c'è chi ci racconta e ci informa su ciò che accade. 

La chicca del giorno di cui si parla a New York (città natale del signor Donaldo) ce l'ha raccontata (sul web) una nostra scienziata. 

Si chiama Maria Rita D'Orsogna.

La ringrazio per la notizia: consente riflessioni e dibattiti utili alla collettività dei pensanti.

Ecco qui di seguito la sua breve biografia, da lei stessa redatta. Nonchè il racconto di ciò che sta accadendo in una zona a nord di Manhattan, dove il signor Donaldo aveva stabilito che una certa miniera di carbone in disuso avrebbe dovuto essere rimessa operativamente in funzione quest'estate, tanto per ammorbare l'aria.

Le cose non sono andate affatto come lui voleva e sperava.Anzi, esattamente nella maniera opposta.

Così si fa Politica: con i fatti, con le azioni nel territorio e dentro l'economia sociale. 

Senza tante parole. 

Buona lettura.





Maria Rita D'Orsogna

Fisico, docente universitario, attivista ambientale

Sono nata e cresciuta nel Bronx ed ho trascorso l’infanzia fra la tolleranza e la curiosità di New York City e la serenità e il verde di Lanciano, in provincia di Chieti.
Mi sono laureata a Padova in Fisica nel 1996 e dopo aver trascorso del tempo a Milano, Parigi, Chicago e Washington sono approdata a Los Angeles, dove vivo stabilmente dal 1999.
È una città che ancora mi sorprende e che adoro, per tutta la sua ricchezza umana e culturale e non solo per il sole splendente della California.
Nel 2007 venni a sapere che l’ENI intendeva trasformare i vigneti di Ortona, lungo la costa teatina, in un campo di petrolio con annessa raffineria.
Non so cosa sia scattato dentro di me ma, sebbene lontana, non potevo accettare che l’ENI portasse via un angolo d’Abruzzo e cosi, in un misto di amore italiano e di razionalità americana, ho dato tutto quello che avevo per salvare la contrada Feudo dalle grinfie dei petrolieri.
Grazie a una mobilitazione popolare senza precedenti in Abruzzo, ci siamo riusciti: l’ENI nel 2010 ha abbandonato quello che aveva sbandierato ai suoi investitori come il suo progetto più ambizioso in Italia.
Da allora non ho smesso mai. Ci sono concessioni petrolifere da Vercelli fino a Pantelleria, tutte in piccoli paradisi naturali. Cerco di usare tutto quello che il web offre per informare il cittadino comune, per rompere le scatole e per ricordare a petrolieri e politici che l’Italia non è l’Arabia Saudita.
Vengo in Italia frequentemente per conferenze e per sfatare i miti di Assomineraria e compari. Spesso mi dicono di essere ‘la pasionaria del petrolio’, invece il mio è soltanto un profondo senso di giustizia sociale e del dovere, sentimento stancante ma da cui non ci si può sottrarre.
www.csun.edu/~dorsogna
www.dorsogna.blogspot.com
No all’Italia petrolizzata 






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Wednesday, May 31, 2017

New York: ex centrale a carbone diventa campo solare

Il deposito di ceneri di carbone che presto diventera' parte di un campo solare.
Lansing New York

 
La centrale che verra' presto dismessa e trasformata in un campo solare.
 





Our sources of creation of electricity are evolving, and so is Cayuga's business model.
This business plan shows vision, creativity and a willingness to evolve into a supplier of inexpensive and cleaner power to our region.
Il management della Cayuga.
"Se vogliamo che tutto rimanga come e' bisogna che tutto cambi"
Che peccato che in Italia nessuno capisca queste cose e che si resti
arenati al 1960.



E intanto...

Intanto a New York un ex impianto a carbone diventera' un enorme campo solare.


Siamo nella localita' di Lansing, nella contea di Tompkins, e l'operatore dell'impianto a carbone si chiama Cayuga Operating Company. La trasformazione non sara' particolarmente complicata: ci vorranno 25 milioni di dollari, ma la zona e' gia industriale, il terreno gli appartiene, ci sono gia' infrastrutture per la distribuzione di energia. 
E quindi invece che dal carbone, l'energia adesso arrivera' dal sole. 
Alla fine, la ditta in questione diventera' nota come Cayuga Solar, il campo di Lansing generera' 18 MW di potenza, alimentera' 3,000 case e dara' lavoro a 150 persone.  Non ci si puo' perdere -- l'intero stato di New York vuole le rinnovabili, tutti (tranne Trump!) sono a favore del sole e del vento, e quelli della Cayuga hanno visto l'utilita', il business, il benvolere. Non ci si puo' perdere.

Parte del progetto sara' sopra la discarica di ceneri da carbone, in modo da trovare nuova vita a terreno dismesso, visto che li sopra non potrebbe crescerci niente altro, e visto che nessuno potrebe viverci.
Hanno pure avuto il permesso di collegarsi al NYISO -- il New York Independent System Operator -- la rete energetica indipendente dello stato di New York.
Interessante anche il profilo economico: nel 2009-2010 l'impianto a carbone valeva circa 160 milioni di dollari; oggi ne vale 35 milioni, Nel 2019-2020 ne varra' solo 20.  L'arrivo dell'impianto solare portera' piu' valore, e dunque piu' tasse che Tompkins County e la citta' di Landing prevedono di usare per biblioteche, scuole, e vigili del fuoco. 
Parte del progetto e' anche di creare partnership con le scuole per mostrare loro il business del solare, come funziona il monitoraggio, aiutare i misurare i picchi del sole, e magari aiutarli a crearsi una professionalita' futura.
Se fossi io Claudio Descalzi, mi ci getterei a capofitto.

mercoledì 24 maggio 2017

Africani in Italia. Ma c'è un perchè?






di Sergio Di Cori Modigliani


La promozione del falso e l'accreditamento degli "opinionisti", i due fattori che hanno sostituito la realtà oggettiva dei fatti e che rappresentano il polmone e la spina dorsale del populismo più deteriore, consentono a fatica e con enormi difficoltà la possibilità (ormai sempre più remota) di scambiarsi idee e punti di vista basati su dati reali. Uno degli aspetti più clamorosi consiste nel più diffuso tra i "grandi falsi" in circolazione, cavallo di battaglia della Lega Nord, di Fratelli d'Italia, dei pentastellati e dell'intera sinistra elettorale (mi riferisco qui alla pattuglia di PC+RC+DP+SI) uniti nel condividere tutti i giorni la loro idea sull'immigrazione mescolata a una obsoleta ideologia propagandistica anti-americana che li spinge a raccontare la vita e la realtà del continente africano come quella di un'area nella quale diverse nazioni sottostanno agli interessi dell'imperialismo e del capitalismo Usa.
 

Non è così.
O meglio: non è così sulla base dei dati reali.
 

Ma noi sappiamo che nella vita marketing/social-virtuale nella quale ci fanno vivere, ciò che conta è la percezione dei fatti e non più la loro sostanza, un abile trucco per consentire a chiunque di poter dire anche le cose più strampalate facendo anche ottima figura: basta che sia dotato di "presenza mediatica". Il valore di ciò che dice non conta.


Oggi sono stati diffusi dalla Adb (African Development Bank), dall'Ocse e dall'Onu, i dati ufficiali che si riferiscono alle nazioni che investono in Africa creando lavoro e costruendo infastrutture e -in cambio, come è ovvio- appropriandosi delle energie e risorse del continente.
Il primo paese al mondo è la Cina: 30 miliardi di euro di investimenti. Nell'indifferenza e distrazione generale, dopo essersi impossessati del porto del Pireo, dopo aver chiarito a Gentiloni la settimana scorsa che stanno facendo un pensierino per acquistare cash vero cash Gioia Tauro e/o Taranto e/o Trieste, nel frattempo hanno chiuso un contratto con il governo egiziano del valore di 22 miliardi di dollari: lo chiamano "sviluppo".
Il governo del Cairo ha chiuso con la "China Fortune Land Development" (una gigantesca multinazionale nel settore immobiliare posseduta nel 78% dal governo cinese, con un fatturato annuo di 600 miliardi di euro) un contratto per la "gestione, modernizzazione e sviluppo" di 5.756 ettari nella zona sud-est della capitale egiziana. In realtà si tratta della vendita -o meglio: svendita- della propria capitale. Formalmente è in affitto per 25 anni. Così i cinesi prendono possesso delle più importanti aree strategiche nel Mar Mediterraneo, evento questo che non ha meritato alcun dibattito in nessuna nazione europea.
 

Il secondo più importante investitore in Africa sono gli Emirati Arabi, la nazione più razzista, schiavista del mondo, uno schifo di paese dove agli operai africani deportati su gigantesche navi nel Golfo Persico per farli lavorare come bestie da soma nella costruzione di mega-villaggi e resort di lusso per mitomani occidentali, ebbene.... a costoro viene concessa la paga di 3 dollari al giorno. Però gli emiri sono buoni, perchè danno loro da bere e da mangiare in modo tale che riescano a stare in piedi, e poi garantiscono -per contratto- che in patria forniscono cibo anche a mogli/figli/genitori che a stento riescono a sopravvivere. La gente va in vacanze ad Abhu Dabi o a Dubai senza sapere (o fregandosene) che stanno andando nella nazione più immonda del pianeta Terra, lì si arricchiscono provocando sudore, lacrime e sangue di esseri umani reali. Ma siccome quelli sono africani, per giunta anche negri, chissenefrega.

Al terzo posto non ci stanno gli imperialisti californiani o i perfidi miliardari russi. Proprio no.
Ci siamo noi.
Con 12 miliardi di investimento gestiti dall'Eni e da Finmeccanica.

Qui mi fermo con i dati, sperando che a questo punto sia più chiaro il motivo per cui la Ue esige e pretende che sia la Repubblica Italiana a risolversi per conto proprio il problema del flusso emigratorio che da quel continente viene da noi. Sulla carta, infatti, sia l'Eni che Finmeccanica hanno formalmente scritto che gli investimenti nell'ultimo quinquennio hanno come obiettivo strategico quello di promuovere lo sviluppo e il benessere di quei popoli perchè noi siamo tanto buoni e generosi. Ve lo dico in lingua africana "sviluppo un beneamato cazzo". L'unica cosa che si è sviluppata, per il momento, è la qualità (e quantità) dei profitti del gruppo Marcegaglia, grazie al fatto che la sua presidenta è anche la presidenta dell'Eni, il più strategico ente nazionale che -in teoria- dovrebbe appartenere allo Stato, ovvero a el pueblo.
Cioè noi.

Questa è la mamma di tutti i conflitti di interesse.
Se domani, in Francia, Macron decidesse di affidare al presidente della Total la gestione dell'ente petrolifero nazionale, sarebbe costretto alle dimissioni immediate pena la rivoluzione.
Da noi, invece, neppure se ne parla.

Quindi (è la mia personalissima opinione) becchiamoci tutti gli africani che scappano via dalla fame, dalla miseria, dalla disperazione di uno sviluppo annunciato (che altro non è che l'ennesima espoliazione colonialista di risorse mascherata da buonismo) e accettiamo con realismo l'idea che vengono da noi perchè li stiamo spolpando insieme ai perfidi emiri e ai diabolici cinesi.
Almeno stiamo zitti.
Gli americani e i russi, una volta tanto, non c'entrano.
Così è....se vi pare.
Fine del post.

martedì 23 maggio 2017

22....In memoriam di Giovanni Falcone



di Sergio Di Cori Modigliani

23 Maggio 2014.

Non ci sarà molto spazio, oggi, per commemorare la data. Va comunque fatto.

Perchè da quel giorno, 22 anni fa, è iniziato "ufficialmente" il declino del nostro paese, la sua discesa nel sotterraneo della civiltà, l'accettazione istituzionale del principio per cui ci si incontra, ci si frequenta, e si decide insieme dei destini collettivi della nazione, soltanto negli anfratti nascosti oscuri e clandestini del potere, là dove -da sempre- boiardi, big della finanza internazionale e importanti boss della criminalità organizzata decidono le strategie business del malaffare, il cui fine consiste nell'impoverire i territori, ricattare i governi, impossessarsi con la violenza e l'illegalità di intere nazioni, strozzando le vite, distruggendo le esistenze.

22 è un numero magico. Nella smorfia indica il matto, il jolly, l'imponderabile.
Anche nella Cabala.

22 anni fa, il 23 maggio 1992, la mafia siciliana assassinava il magistrato Giovanni Falcone, sua moglie Francesca Morvillo, e i tre agenti della scorta, Vito Schifani, Rocco Dicillo e Antonio Montinaro. Da quel momento l'Italia è piombata nel buio della ragione civile, per diventare ciò che è oggi, un paese in cui i magliari diventano presidenti di importanti banche e godono di stima e rispetto collettivo.
Essendo l'ultimo giorno utile di campagna elettorale se ne parlerà poco, il che comporta l'aspetto positivo di risparmiarci dalla consueta ipocrisia demagogica nel vedere i distratti complici dei criminali celebrare l'eroismo dei "servitori dello Stato".

Ma in questo 22esimo anniversario della strage di Capaci c'è un piccolo evento folcloristico, spettacolare, che forse annuncia -proprio come il numero 22 indica e suggerisce- il simbolo e l'inizio di un cambiamento per il nostro paese: da Civitavecchia arriva a Palermo uno speciale traghetto chiamato "la nave della legalità" sulla quale ci sono giovani italiani di ogni estrazione e regione, molti dei quali non erano neppure nati nel 1992, che hanno scelto e deciso di manifestare in questo modo la loro igiene mentale comunicando a tutti di non essere ammalati di Alzheimer sociale. Ad attenderli, a Palermo, ci sarà Francesca Falcone, sorella del magistrato ucciso. Ha dichiarato: "I ragazzi devono ricordare Giovanni Falcone, Paolo Borsellino e tutte le altre vittime della mafia non per la loro morte ma per i loro valori e la loro vita".

Si tratta di un piccolo evento che ci tenevo a diffondere perchè lo considero indicativo di un cambiamento di rotta mentale collettivo, in senso positivo. 
Oggi si conclude la campagna elettorale per le europee nella quale si è parlato molto spesso troppo poco dell'Europa, ma si è parlato, si è discusso, si è dibattuto, ci si è anche insultati, azzuffati, arrabbiati. Nel 2009 nessuno neppure si era accorto che c'erano le elezioni. Allora, un popolo passivo, narcotizzato, nel pieno di una gigantesca crisi economica (di cui tutti i partiti negavano l'esistenza) andò a votare dei pensionati di lusso come pecore inerti.
Se non altro, quest'anno, di sicuro non sarà così.
La strage di Capaci annunciò, allora, nel 1992, l'inizio del genocidio culturale di una intera generazione, quella che ha prodotto cinismo, ignoranza e indifferenza, ben rappresentata dalle statistiche della commissione europea che attribuiscono alla Danimarca il 93% di presenze a Bruxelles, alla Germania il 90% e alla Francia l'87%: sono le percentuali di partecipazione dei deputati eletti. L'Italia è ultima, intorno all'11%. Il record spetta a Debora Serracchiani (1,2% di presenze) e Matteo Salvini (0,1%).  In compenso la Serracchiani, in questi 5 anni, ha partecipato a 358 trasmissioni televisive come deputata europea e Salvini a 687, record storico europeo. Entrambi poco parlato di Europa, dato che probabilmente non avevano nulla da dire al riguardo. 
Anche questo è  il frutto e il risultato dell'Italia cinica, indifferente e narcisista, nata dalla strage di Capaci. 
Dal 22esimo anniversario in poi, non sarà più così, perchè l'Italia sta cambiando e la gente si sta svegliando, cominciando a rendersi conto di come stanno le cose. 
Cinque anni fa i banchieri che sono stati arrestati nell'ultimo mese erano intoccabili, e diverse personalità oggi inquisite o arrestate erano oggetto di venerazione come prodotto del culto italiano della deferenza servile.
Il concetto di cittadinanza attiva ha fatto irruzione nella vita politica italiana e l'ha cambiata.
Questo è il Senso del "vinciamo noi" che non è uno slogan da dimenticare il 27 maggio.
Vinciamo noi è un segnale del fatto che abbiamo già vinto la nostra sfida contro il cinismo, il narcisismo egotista, la corruttela, l'indifferenza, la rassegnazione.
"Vinciamo noi" è l'eredità che ci hanno lasciato Giovanni Falcone e Paolo Borsellino.
Perchè oggi, soltanto oggi, questo paese, 22 anni dopo -da cui la magia del numero- si sta alzando in piedi per comunicare a gran voce di aver capito quale sia la posta in gioco.
 O vince la criminalità organizzata del malaffare, legata a doppio filo alla politica clientelare, o vince la cittadinanza e l'intero paese. 
Ciò che lo Stato ha scelto di non voler fare (cioè "vincere") nel 1993, scendendo a patti con la parte più criminale della società invece che scendere a patti con la sua parte migliore, quella più espressiva, più produttiva, più creativa, più ricca di idee, hanno deciso di farlo gli italiani per conto proprio.
 Quel modesto traghetto pieno di giovani entusiasti che da Civitavecchia va a Palermo e viene accolto dalla sorella di Falcone è un bellissimo segnale spettacolare che firma il vinciamo noi
Mentre lo Stato implode crollando su se stesso giorno dopo giorno, i cittadini si organizzano sapendo che spetterà a tutti noi andarlo a ricostruire. E' la nostra responsabilità, è il nostro dovere civico, la nostra ambizione, il nostro progetto.
Qualunque sia l'esito elettorale delle urne il 25 maggio, per quanto mi riguarda, abbiamo già vinto.
Gli italiani cominciano a capire che la scelta è tra Cosa Nostra e Casa Nostra.
E' per questo che vinceremo noi cittadini.
Quella è la nostra ricchezza.
E' la splendida eredità che Giovanni Falcone e Paolo Borsellino ci hanno lasciato.
Facciamola fruttare, non dilapidiamola.
E' ancora il momento, oggi più che mai, di alzarsi in piedi e dire a squarciagola:
"No. Io non ci sto. Quelle cose, io non le faccio".

E rimettere le cose a posto, passando da Cosa Nostra a Casa Nostra.  

lunedì 22 maggio 2017

Si chiama Evan. Un miliardario geniale. Ha impiegato 10 anni per scoprire l'acqua calda.






di Sergio Di Cori Modigliani


Si chiama Evan. 
Di cognome Williams. 
E' nato e cresciuto nel Nebraska.
Ha compiuto da poco 41 anni e ha un patrimonio personale valutato intorno ai 2 miliardi di dollari.
E' considerato un genio.
E, poichè vive in USA, è diventato un miliardario grazie al fatto che è un genio. Se fosse vissuto in Italia, forse nessuno si sarebbe accorto della sua esistenza.

Ha inventato la piattaforma "blogger". 
Mr. Williams è la persona che ci ha consentito di poter dar vita a un proprio blog.

Ha inventato e lanciato twitter.

Tre giorni fa, teneva una conferenza in California (vive nella Silicon Valley, a Santa Cruz) e ci si attendeva da lui lumi, dritte, anticipazioni su una nuova diavoleria tecnologica atta a renderci la vita più piacevole, sociale, evoluta.

Macchè.
Surprise! 

Mr. Williams ha sconvolto l'audience e ha dichiarato candidamente che "il mondo della rete è ormai un delirio, la pazzia dilaga" e ha spiegato come "l'errore che abbiamo fatto tutti noi è stato quello di non rendersi conto che avevamo a che fare con gli umani".

Per essere un genio non c'è male come intuizione, che cosa pensava che fossimo?

Ha citato il più aggiornato studio scientifico accreditato, pubblicato una settimana fa in Gran Bretagna, nel quale si dichiara che il più pericoloso tra tutti i social network è Instagram dove ragazzine di 12 anni attirano come falene nugoli di pedofli e criminali (quelle innocenti, ingenue e inconsapevoli data l'età giovane) mentre altre, invece, si prostituiscono dalla loro cameretta vendendo per pochi centesimi immagini dei loro glutei, mentre i genitori ignari stanno cenando nella stanza accanto. "Siamo in presenza di nuove patologie che stanno alterando totalmente l'equilibrio mentale dell'attuale generazione" ha dichiarato il presidente dell'associazione psichiatrica inglese.

"Internet non funziona più. Non solo. Ma fa del male alla società: il web è dannoso ma non lo si può dire perché ha ormai creato un giro d'affari nell'ordine di circa 10.000 miliardi di dollari e quindi anche la minima discussione relativa all'idea di porre dei freni è censurata. Praticamente bandita". 
Ha iniziato così la sua conferenza, il nostro genio.
Il New York Times ne ha pubblicato un estratto:
"Pensavo che il mondo sarebbe diventato automaticamente migliore se avessimo dato a tutti la possibilità di esprimersi. Mi sbagliavo. Le cose continuano a peggiorare, e nell'ultimo anno hanno subito un'accelerazione in negativo spaventosa. Facebook usata per trasmettere omicidi; Twitter in preda a orde di troll; la diffusione di fake news con modalità e rapidità inedite. Un tempo pensavo che, se avessimo dato a tutti la possibilità di esprimersi liberamente e scambiarsi idee e informazioni, il mondo sarebbe diventato automaticamente un posto migliore. Mi sbagliavo. Sfruttatiori, approfittatori, cinici opportunisti e affaristi hanno preso totalmente il controllo nella produzione e gestione dei flussi e non so proprio come andrà a finire. Il fatto è che non tutti siamo persone perbene. Gli umani sono umani. Non è un caso che sulle porte delle nostre case ci siano serrature. E invece, Internet è iniziato senza pensare che avremmo dovuto replicare questo schema, online. Non avevamo capito che avevamo a che fare con umani.  Noi non ci eravamo resi conto che non tutti sono per bene e onesti. Orami è troppo tardi. Abbiamo costruito un mondo - e io sono uno dei responsabili- strutturato sulla produzione continua di sistemi basati sulla pubblicità che non premiano la qualità della notizia. Il web ormai produce nella sua stragrande maggioranza spazzatura e falsità. Ci vogliono sistemi a pagamento per avere contenuti di qualità.....la Silicon Valley si percepisce come Prometeo, che ha rubato il fuoco agli dèi e lo ha consegnato ai mortali. Quel che tendiamo a dimenticare è che Zeus se la prese così tanto con Prometeo che lo incatenò a una roccia, così che gli uccelli potessero mangiarne le viscere in eterno. Qualcuno potrebbe ora dire che è quello che ci meriteremmo, per aver consegnato a Trump il potere dei tweet e aver creato una formidabile arma per i mascalzoni di ogni risma. Chiedo scusa a tutti".

Non so proprio che cosa dire. 

Temo che sia un pochino tardi, ormai.

martedì 16 maggio 2017

Dove è finito il servizio pubblico?






di Sergio Di Cori Modigliani


In Usa, patria del liberismo sfrenato e del marketing spinto ad ogni costo, esiste la televisione pubblica di stato.
Anche se gli italiani, questo, non lo sanno.
 

Si chiama PBS, (anagramma che sta per Public Broadcasting Service) ed è considerato un "servizio pubblico culturale e di intrattenimento al servizio della collettività".
Ci lavorano e ci collaborano professionisti, artisti, accademici, intellettuali, dissidenti contro-corrente.
Trasmettono le dirette di opera lirica dalla Scala di Milano, concerti, balletti del Bolscioi di Mosca, le prime importanti del teatro Kabuki da Tokyo e dell'Opera di Pechino; parlano di letteratura, arti visive, biografie e documentari storici sui grandi artisti.
Naturalmente non è in grado di competere con i giganti come HBO, NBC, CBS, FOX e gli altri canali commerciali.
Ma ha un suo vigoroso e affezionato pubblico che è addirittura in crescendo.
Ha una particolarità unica negli States: non ha pubblicità, perché è finanziato dalle tasse federali che i cittadini versano ogni anno allo Stato centrale.
Da loro, è considerata una roccaforte del libero pensiero a disposizione di chi vuole sottrarsi alla tivvù commerciale.


Perché da noi, la Rai non fa la stessa cosa?
Perché non esiste nessuna forza politica in parlamento che fa una battaglia in questo senso?
Perché i cittadini italiani non si organizzano in tal senso pretendendo di adottare la stessa tradizione statunitense?


Sono trascorsi 72 anni dalla fine della seconda guerra mondiale.
Seguitiamo a importare soltanto il peggio dagli Usa, ingozzando la collettività italiana di parole/totem in inglese, di merci inutili, accettando passivamente di subire la mercatizzazione delle menti, degli occhi, delle orecchie, del gusto tradizionale italiano, e soprattutto dello spirito.


Non lamentiamoci.
 

Un paese senza idee, senza iniziative, senza spina dorsale, senza decoro etico, non ha il diritto di piagnucolare continuamente pretendendo, illudendosi, e aspettando che arrivi qualcuno (Macron? Trump? Putin? Merkel? Ji Ping?) dall'estero per affrontare e risolvere ciò che noi non siamo capaci di fare.
Perché non lo si vuole.


Sveglia Itaglia, sveglia!!!